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L'inferno?...una realtà!

Dal pastore

L'INFERNO?... UNA REALTA'!
20/01/08


Il soggetto di cui parleremo oggi è: l’inferno. Questo è un argomento del quale il nemico delle nostre vite non vuole che se ne parli.

Nella mia esperienza, in un’occasione, mentre predicavo sull’inferno, una giovane donna presente in sala ebbe una crisi isterica ed uscì, inveendo contro di me e dicendo di prestare attenzione, perché predicavo di qualcosa che non bisogna parlare in chiesa. Per chi avrebbe pensato allo stesso modo, sappia che Gesù, mentre era in terra, parlò molto sul soggetto dell'inferno con una descrizione molto precisa.
In questi giorni ho letto alcuni articoli dei testimoni di Geova che ridicolizzano chi parla dell’inferno così come descritto nelle Scritture. Io mi appello alla Parola di Dio.
E’ bello partire prima con il programma preferito di Dio per come lo leggiamo in Giovanni 3:16: “Poiché Iddio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figliuolo, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. Questo è il messaggio di Dio; non di meno chi non crede è già condannato, dice la Bibbia.Vediamo questa condanna.
Iniziamo leggendo Luca 16:19-31 (“Il ricco e Lazzaro”). E’ un racconto che parla di un signore di nome Epulone e di un uomo veramente povero di nome Lazzaro.19 «"C'era un uomo ricco, che si vestiva di porpora e di bisso, e ogni giorno si divertiva splendidamente; 20 e c'era un mendicante, chiamato Lazzaro, che stava alla porta di lui, pieno di ulceri, 21 e bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; e perfino i cani venivano a leccargli le ulceri. 22 Avvenne che il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abraamo; morì anche il ricco, e fu sepolto. 23 E nell'Ades, essendo nei tormenti, alzò gli occhi e vide da lontano Abraamo, e Lazzaro nel suo seno; [Perché Abraamo?Questo è ricollegato ai versi che avete ascoltato: il padre della fede] 24 ed esclamò: "Padre Abraamo, abbi pietà di me, e manda Lazzaro a intingere la punta del dito nell'acqua per rinfrescarmi la lingua, perché sono tormentato in questa fiamma". 25 Ma Abraamo disse: "Figlio [perché apparteneva allo stesso popolo], ricòrdati che tu nella tua vita hai ricevuto i tuoi beni e che Lazzaro similmente ricevette i mali; ma ora qui egli è consolato, e tu sei tormentato. 26 Oltre a tutto questo, fra noi e voi è posta una grande voragine, perché quelli che vorrebbero passare di qui a voi non possano, né di là si passi da noi". 27 Ed egli disse: "Ti prego, dunque, o padre, che tu lo mandi a casa di mio padre, 28 perché ho cinque fratelli, affinché attesti loro queste cose, e non vengano anche loro in questo luogo di tormento". 29 Abraamo disse: "Hanno Mosè e i profeti; ascoltino quelli". 30 Ed egli: "No, padre Abraamo; ma se qualcuno dai morti va a loro, si ravvedranno". 31 Abraamo rispose: "Se non ascoltano Mosè e i profeti, non si lasceranno persuadere neppure se uno dei morti risuscita"». Amen.
Leggiamo ora altri brani:
“E il diavolo che le aveva sedotte fu gettato nello stagno di fuoco e di zolfo, dove sono anche la bestia e il falso profeta; e saranno tormentati giorno e notte, nei secoli dei secoli.” (Apocalisse 20:10)
“Questi se ne andranno a punizione eterna; ma i giusti a vita eterna" (Matteo 25:46)
“Chi può resistere davanti alla sua indignazione? Chi può sopportare l'ardore della sua ira?Il suo furore si spande come fuoco e le rocce si schiantano davanti a lui” (Naum 1:6)
“Se il tuo occhio ti fa cadere in peccato, cavalo e gettalo via da te; meglio è per te entrare nella vita con un occhio solo, che aver due occhi ed essere gettato nella geenna del fuoco” (Matteo 18:9)
“Ma la bestia fu presa, e con lei fu preso il falso profeta che aveva fatto prodigi davanti a lei, con i quali aveva sedotto quelli che avevano preso il marchio della bestia e quelli che adoravano la sua immagine. Tutti e due furono gettati vivi nello stagno ardente di fuoco e di zolfo” (Apocalisse 19:20)
Ora, non perché sono gettati nel fuoco, si bruciano e finisce lì. Così come c’è la vita eterna, esiste anche la morte eterna che non significa fine. Non è annientamento, bensì separazione netta da Dio, fra le tenebre in un tormento senza fine.
Spesso sentiamo dire: “Io non ci credo, se poi esiste veramente, ci vado, mi brucio muoio e finisce lì”. Non è così. La Bibbia afferma che brucerà, sarà tormentato nei secoli dei secoli, per sempre, senza essere però distrutto.“Onde furiose del mare, schiumanti la loro bruttura; stelle erranti, a cui è riservata l'oscurità delle tenebre in eterno (Giuda 1: 13).
Fuoco inestinguibile, tenebre per l’eternità, tormento. Fratelli, sorelle, amici, noi siamo stati chiamati a vita eterna. Ma se oggi lo Spirito Santo ci sta parlando su questo soggetto, è perché Satana è riuscito a addormentare molti credenti, i quali non vogliono sentir parlare dell’inferno, proponendo di trattare esclusivamente il soggetto della vita eterna. Né si vuole occupare dell’inferno l’uomo moderno secolarizzato che ha smarrito il senso del peccato e della colpa. Per lui l’inferno, se c’è, è vuoto, non interessandosi a premio o a punizione.
Il Signore è paziente, nonostante queste opinioni e continua a mostrare la Sua infinita misericordia, la Sua compassione e il Suo eterno amore per convincere l’umanità a guardare alla croce del Suo figlio Gesù. Si pensa di conoscere tutto dell’amore di Dio, in realtà non è così, perché è un amore senza confini, senza limiti.
L’inferno non è una favola, ma una realtà, sebbene siano in tanti a sostenere essere un frutto della fantasia. Gesù ne ha parlato tanto, così come parlava della vita eterna.
“Ma per i codardi, gli increduli, gli abominevoli, gli omicidi, i fornicatori, gli stregoni, gli idolatri e tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno ardente di fuoco e di zolfo, che è la morte seconda" (Apocalisse 21:8)
Fuori della presenza di Dio non esiste uno stadio intermedio, ossia il purgatorio: questa sì che è tutta un’invenzione. Quando i libri saranno aperti ci sarà questo taglio netto: con il Signore per l’eternità; nella geenna di fuoco per l’eternità.
Il racconto del ricco Epulone è come una telecamera posizionata in modo da seguire una sola persona nell’inferno, che sappiamo, purtroppo, essere molto popolato di persone.
Prendendo in considerazione Luca 16:23,24 troviamo l’Ades, ossia il luogo d’attesa con destinazione già assegnata, l’anticamera dell’inferno.
“[..] Perché sono tormentato in questa fiamma” è un luogo caratterizzato da un fuoco inestinguibile: l’uomo subisce un processo di tormento simile al fuoco, soffre. La fiamma crea arsura, ma non consuma, non annienta, altrimenti Epulone sarebbe morto poco dopo. Qui quest’uomo è terribilmente tormentato dal fuoco, senza esserne distrutto o annientato.
“Dove il verme loro non muore e il fuoco non si spegne” (Marco 9:48), il verme del rimorso eterno.
"Padre Abraamo, abbi pietà di me”; Abraamo, il padre della fede e padre di tutto il popolo ebreo del quale Epulone ne faceva parte. Se il nostro corpo fosse afflitto da diverse malattie allo stesso tempo, non riusciremmo ancora ad immaginare cosa sia il vero inferno.
Il tormento morale, il tormento dei pensieri è un altro elemento distintivo di questo racconto.«Quando gli adoratori usciranno, vedranno i cadaveri degli uomini che si sono ribellati a me;poiché il loro verme non morirà, e il loro fuoco non si estinguerà; e saranno in orrore a ogni carne» (Isaia 66:24)
Epulone si ricorda continuamente dello splendore e del lusso ove viveva (v19 “uomo ricco, che si vestiva di porpora e di bisso, e ogni giorno si divertiva splendidamente”). Si ricorda anche di essersi beffato di chi gli parlò dell’inferno. Il sapere che mai e poi mai potrà uscire da quel posto, tormenta l’anima di quest’uomo. Non esiste alcuna via d’uscita o possibilità di fuga. Le grida, i gemiti, le bestemmie, le maledizioni circondano Epulone, che incarna l’intera umanità condannata per non aver dato peso al sacrificio di Gesù.
Tutti i tormenti e le sofferenze che un uomo può passare sulla terra, sono solo una sfuocata immagine di quello che si vive nell’inferno. Tutti i tormenti che potete immaginare sono lì, sommati senza possibilità di un momentaneo sollievo e per l’eternità.
Ma abbiamo letto “chiunque crede in lui ha vita eterna”. (Giovanni 3:16)
Gesù stesso alza un velo, per pochi secondi per rivelare la verità dell’Inferno e per quanti abbiamo creduto in Lui, ci ha fatto vedere da dove ci ha liberato.
Ci sono molte persone che vivono sulla soglia dell’inferno; eppure le vediamo camminare in giro per le strade, al lavoro, a scuola, in ogni posto. Ed è proprio a queste persone che il Signore ci invita a pensare. “Fin tanto c’è vita, c’è speranza”; dopo la morte non c’è più possibilità di cambiare la destinazione eterna. Dio non si è stancato di inseguire il peccatore, per portarlo al ravvedimento. «Le cose impossibili agli uomini sono possibili a Dio» (Luca 18: 27). Non c’è nessuno che Dio abbia preventivamente destinato all’Inferno. Vorrebbe vedere tutti in cielo con Lui, infatti leggiamo in 1 Timoteo 2:4 che Dio “vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità”. In 2 Pietro 3:9 leggiamo ancora che il Signore, “è paziente verso di voi, non volendo che qualcuno perisca, ma che tutti giungano al ravvedimento”.
Sta all’uomo scegliere ed è per questa ragione che c’è un estremo bisogno di dire alle persone che l’inferno è una realtà.
Anche i giovani sono invitati: Ma ricordati del tuo Creatore nei giorni della tua giovinezza, prima che vengano i cattivi giorni…" (Ecclesiaste 12:3)
Le porte dell’inferno non possono nulla davanti ad un credente che va con Gesù. La chiesa di Gesù deve annunziare il “ravvedimento per il perdono dei peccati.” (Luca 24:47), ma deve anche pregare “il Signore della mèsse che mandi degli operai nella Sua mèsse.” (Matteo 9:38): e deve aggiungere: Signore manda me!
“Se il mio popolo, sul quale è invocato il mio nome, si umilia, prega, cerca la mia faccia e si converte dalle sue vie malvagie, io lo esaudirò dal cielo, gli perdonerò i suoi peccati, e guarirò il suo paese” (2 Cronache 7:14)
Prendiamo delle iniziative proprio ora. Dobbiamo consacrarci al Signore, porre davanti a noi la Sua opera. E Iddio ci metterà in cuore delle persone. Poi andando ci rendiamo conto quanto sia duro fare questa opera, ma non scoraggiamoci, «Le cose impossibili agli uomini sono possibili a Dio».
DOPO LA MORTE DOVE ANDRAI?

Davide Rauti


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